Nove colli 2010 un traguardo atteso due anni.

 

Non di triathlon si tratta questa volta ma di singola disciplina: il ciclismo, decisamente in tema nel periodo della corsa rosa. Il mio amico e maestro d’armi Antonio D’ambrosio mi ha convinto  (facilmente in verità) a scrivere questo articolo che non è del tutto attinente al nostro sport e che inoltre mi costringe ad autocelebrarmi. Adducendo doti giornalistiche, di cui afferma sia dotato, è riuscito nel suo intento.

L’articolo rischia di essere troppo lungo dato il soggiorno in zona gara, 7 giorni, e per la miriade di episodi che abbiamo vissuto in sella e non pertanto mi limiterò all’essenziale. I protagonisti di questa spedizione in terre romagnole sono 2 componenti Ermes, il sottoscritto e Maurizio Columbro, atleta che divide i suoi giorni fra telefonino e risultati strabilianti nel podismo e nel ciclismo. Voci dicono che sia penalizzato nel nuoto solo perché in acqua il cellulare ha poco campo.

 

La gara in questione è la gran fondo internazionale “9 COLLI” di Cesenatico che quest’anno ha festeggiato la 40ma edizione, 12.000 iscritti due percorsi di 135 e 205km. Per l’occasione tappa del giro d’Italia il venerdì, gara la domenica.

Le nostre cifre di questa settimana sono davvero notevoli, 7 giorni di trasferta, 514 km percorsi in 5 giorni, 8.700 metri di dislivello, 5 piadine. Per me si trattava della terza edizione per Maurizio almeno la settima. Il percorso della “9 Colli” si potrà immaginare non sia decisamente pianeggiante per cui ci si deve preparare molto, molto bene per affrontare i 206,3 km che devono essere coperti per completare il giro “Lungo”. Le persone meno allenate e/o meno pazze al bivio di Montegelli (il punto del non ritorno) possono tagliare il percorso e chiudere la gran fondo pedalando per “solo” 135km e  4 Colli con 1900 metri di dislivello. Questa misura, per rendersi conto, è pari al percorso “lungo” di molte gran fondo. Quel bivio per me agognato traguardo ha atteso 2 anni. Alla prima partecipazione un ammirato sogno, alla seconda una rassegnata constatazione di non essere ancora pronto. Quest’anno ho voltato senza indugiare. Siamo arrivati al traguardo così come siamo partiti, mano nella mano, da amici ma anche da atleti perché il tempo fatto realizzare è di rilievo anche dal punto di vista agonistico. Certo, 8 ore ed 11 minuti alla media di 25,4 km/h è lontano dai vertici ma è ottimo per un atleta del “mio” livello. Non dico del “nostro” livello perché Maurizio mi ha solo accompagnato. Avendo lui un personale di 7 ore e 31 la sua è stata una gara meno al limite della mia. Anche suo il merito della prestazione complessiva grazie ad una condotta da gregario degno di ben altre considerazioni e la solita calma da veterano con la quale porta compagni di squadra e di avventura al miglior risultato possibile. Stavolta si è anche cimentato nel ruolo di fotografo. Mia piccola soddisfazione e che almeno ha ammesso di essere stanco alla fine.

 

Quello che si può scrivere su questa gara non sarà mai sufficiente ad esprimere cosa può provare un atleta, uno sportivo o semplicemente un amante della natura nel vedere miriadi di ciclisti che in scenari verdi e lussureggianti sfrecciano per colli e pianure in ogni direzione nei giorni precedenti la gara, per strada si parla di salite chiamandole per nome, Barbotto, Ciola, Gorolo. Si incrociano migliaia di gambe tanto lisce da fare invidia a ballerine, persone che sfoggiano divise variopinte dagli improbabili sponsor, dialetti di ogni regione, risate.

La nostra presenza al giro d’Italia passato venerdì, poi è stata un susseguirsi di sorprese, tra stranieri che si emozionano se scatti in salita (si è sempre il Pantani di qualcun altro) e poliziotti che ti fanno passare anche se dovrebbero chiudere le strade abbiamo raggiunto tanti altri ciclisti in attesa, malfermi sui loro tacchetti che attendevano i professionisti. Il passaggio è stato uno spettacolo. Incitarli e vedere questi “mostri” soffrire come avremmo fatto noi solo 2 giorni dopo mi ha fatto sentire più vicino a loro, forse andrò 5 km/h più lento e 20 pulsazioni più forte di loro ma comunque siamo nella “stessa barca” almeno per un momento. Credo che per questo motivo valga la pena esserci. Domenica è stato il nostro turno ma ometto la cronaca della gara altrimenti questo articolo diventa un romanzo ma quando, alla sommità dell’ultimo colle fra tantissimi altri come me, in un silenzio irreale ho sentito incitare  “forza è finita !!” mi sono sentito attore  nello spettacolo dello sport e protagonista in quello della mia vita. Devo ammettere che accompagnato dai crampi sugli ultimi saliscendi ho desiderato fortemente che il sipario calasse quanto prima, almeno su quello sportivo. Ancora 20 km di pianura poi scatto finale come quelli forti. All’arrivo ci aspetta una medaglia, gli abbracci di sconosciuti che erano dietro… o davanti non importa, ed un sontuoso pasta party attivo per ore e capace di sfamare almeno 12.000 persone. Doccia, idromassaggio e riposo al sole pomeridiano sulla terrazza dell’albergo fanno da epilogo ad una giornata bellissima, come poche.

La sera ci vede passeggiare lentamente per le vie di una Cesenatico che torna rapidamente alla normalità. Ripensiamo a quelle 8 ore continuando a raccontarci episodi ed impressioni, è un modo per riviverle, vorrei poter trasmettere queste emozioni a chi legge, è un desiderio tanto bello quanto irrealizzabile.

Ripenso allora al desiderio che ho realizzato e mi auguro che possiate farlo anche voi, che sia la “9 colli” o una gara di triathlon, una gara dura o una passeggiata ma che sia comunque un altro “traguardo” da superare e vivere con gioia così come ho avuto la fortuna di fare io.

 

Giuliano Trematerra 26/05/10