… e venne anche l’IROMAN 70.3.

 

Era il 25 settembre 2011, scrivevo di Numana, della nostra prima esperienza in un triathlon olimpico, e intitolavo l’articolo: “… il battesimo dell’olimpico con la testa all’ …”, intendevo con la testa all’ Iroman 70.3; ebbene, eccoci qui, a distanza di otto mesi, gli stessi tre moschettieri (io, Angelo e Pasquale) sono riusciti nell’intento … sulla loro pelle e, non solo, si è incisa l’emozione di tagliare il traguardo di un Iroman 70.3… You’re a FINISHER!!! Esclama lo speaker al taglio del traguardo, una parola che, alla vigilia, sembra un miraggio a cui si associano tutti i timori, le paure, le incertezze che, 70 miglia e oltre di gara (113 km), ti mettono addosso, poi, addosso, dopo aver tagliato il traguardo, hai quella maglietta, con la scritta finisher, e sembra quasi che ti sia stata tatuata sulla pelle … mai, dalla mia mente, scivolerà via tutto quello che ha accompagnato le oltre sei ore e mezza di gara, mai alcuna parola, attributo, potrà descrivere le sensazioni, le paure, tutto ciò che ti passa per la mente, quella mente che resta il tuo unico compagno di viaggio; gli americani dicono: “it’s a iroman” … e lo traduci perfettamente, solo dopo aver tagliato il traguardo … Il nostro cammino di avvicinamento alla gara, per lo meno il mio, inizia molti mesi prima, ma, ovviamente, parto dal sabato, vigilia della gara. Il  sabato mattina, ci siamo ritrovati io ed Angelo, da Pasquale, caricavamo bici e materiale in un’atmosfera particolare, affascinante, diversa dalle vigilie delle precedenti gare, già concentrati e puntigliosi …  tranne Pasquale, fedele alla sua indole un po’ arruffona, che si interrogava sul perché i suoi bagagli erano estremamente ridotti rispetto ai nostri … tra i motivi, uno su tutti, gli mancava il caschetto da bici, oltre accappatoio, borracce ecc …  ma al di là di questo, sarà lui, come vedrete, il vero protagonista di questa nostra avventura. Il viaggio trascorre , come sempre, piacevole, tra chiacchiere, battute varie, insomma tra il serio e il faceto; e, come sempre, il “rompi” o meglio “o’pesante” della compagnia, sono io con il mio cadenzare i tempi per non arrivare in ritardo al briefing, tra l’altro, obbligatorio. Come da tradizione, si arriva con i minuti contati, durante i quali disbrighiamo le prime formalità tra iscrizione e ritiro del materiale e, come da tradizione, ecco il primo ostacolo da superare, il mitico Pasquale, partito senza la tessera Fitri (obbligatoria per accedere alla manifestazione), obbliga l’addetta alla registrazione a porre un veto alla sua partecipazione, ma era come aver posto un veto a tutti e tre! Ci avventiamo, calorosamente, ma cordialmente, sulla povera ragazza e inventatoci il furto del borsello, subito il giorno prima, con dentro i-phone , portafoglio e relativa tessera, impietosiamo  la responsabile del personale,  che era, intanto, stata avvertita della faccenda, la quale decide di telefonare al nostro mitico presidente per aver conferma della regolare posizione di Pasquale,e così, dopo una garbata parlatina, che fortunatamente non smaschera la nostra innocente bugia, viene concessa la registrazione! E’ fatta! Il primo ostacolo è stato superato, usciti dal locale, ci avviamo, in fretta, al briefing che viene svolto, carinamente, nei pressi della spiaggia, un’ora tra tracciati, regolamenti e avvertimenti vari, che fanno impennare la tensione,  fortunatamente lo si legge anche negli occhi di parecchie delle persone presenti, a stemperarla ci pensa il contesto, bizzarre capigliature, originali abbigliamenti che testimoniano le culture di circa 50 paesi presenti, occhiali tecnici, tatuaggi, monili, tutto ciò a rendere il triatleta, spesso, unico e riconoscibile; appena terminato il briefing, consumiamo, sul posto, un leggero pasto, quindi ci avviamo all’auto per prelevare le bici e posizionarle in zona cambio, è qui, che ancor più, campeggia la coloratissima massa di partecipanti e la grande macchina organizzativa, infatti, per accedere, facciamo una fila di almeno una ventina di minuti, Pasquale, nel frattempo, ci abbandona e porta la sua bici al bike check-in  …

 appena al varco della zona cambio siamo singolarmente fotografati con le nostre bici e relativi pettorali , ci viene consegnato un telo copri bici e una sacca raccoglitrice, entriamo e, ora, vorrei trovare le parole giuste per descrivere cosa sia una zona cambio con quasi 2500 bici e relativo contesto intorno ad esse!!! Impossibile. Sistemato il tutto, optiamo per un giro tra i numerosi e colorati stand attrezzati dai vari marchi tecnici, dopo qualche piccolo acquisto dell’ultimo momento, consumiamo, piacevolmente, un gelato (rigorosamente artigianale e alla frutta); bene, a questo punto non ci restava che avviarci verso il nostro albergo, situato non molto lontano dalla zona cambio, tant’è che pensiamo bene, l’indomani, di raggiungere a piedi la partenza; dopo aver disfatto i bagagli, iniziamo a sistemare il necessario per il giorno dopo, con Pasquale che cerca di mettere in ordine il suo materiale ma , vi lascio immaginare, con quale e quanta simpatica e colorita difficoltà organizzativa, e meno male, direi, ciò e non solo, rende unica la sua compagnia. Una volta terminati i preparativi optiamo, su consiglio di Pasquale, e non poteva essere altrimenti,  per una cena “garbata”, in un rinomato ristorante della zona, e qui che mi vesto da cocchiere per tenere le redini tirate a due cavalli di razza come Angelo e Pasquale … pasta al sugo, pesce in bianco, contorno, pane e sorbetto di limone … con la concessione di un mezzo bicchiere di vino rosso …  sicuramente ho reso la vita difficile in quel momento, ma il risvolto, in termini di giusta sazietà e soprattutto di espletamento delle funzioni fisiologiche, è stato eccellente (chieder ad Angelo)! Usciti dal ristorante pensiamo bene di fare due passi sul “ponte del mare”, simbolo di Pescara, su quale, il giorno dopo, saremo dovuti passare per ben tre volte, ultima iniezione di incoraggiamento, alla luce della sensazione saggiata a percorrerlo “passeggiando” (447 mt con il 7%di pendenza)…  con la tensione che incalza, si va a letto, e come al solito, per un motivo o un altro, è Pasquale a non chiudere occhio … la sveglia suona alle sei, e, appena completata la colazione, ci avviamo a piedi, ma, tanto per non smentirci, subito ci rendiamo conto che il cammino era troppo per arrivare in tempo utile, e qui si innesca l’ingegno di Pasquale, che, con un fare garbato, blocca un automobilista a cui chiede un passaggio fino alla zona cambio, l’automobilista, con estrema gentilezza e ospitalità fa salire Pasquale, il quale con altrettanta gentilezza fa salire anche noi tra lo stupore dell’ignaro signore che si vede riempire l’auto di gente e bagagli … ma, con estrema ospitalità, ci conduce fino nei pressi della zona, anche se ci allieta con il fumo di una sigaretta e con una battuta, che fotografa subito il personaggio … “ragazzi, fate bene a fare sport, perchè fumo alcol e donne sono la rovina degli uomini …”. Giunti alla partenza, dopo aver ringraziato il gentil signore, ci immergiamo in quell’ enorme  caos calmo di bici, mute, body,cuffie, occhiali e occhialini e tutto quanto altro si può immaginare intorno all’evento che stava per iniziare, ci avviamo ognuno alle nostre postazioni a completare i preparativi per la partenza della prima frazione, io opto per la muta con il solo costume, non ponendomi problematiche particolari per la transizione, Pasquale solo body, Angelo body e muta … ci siamo, via alla zona partenza , la tensione di Pasquale diventa altissima quando la sua pelle reagisce brutalmente appena immersi i piedi nell’acqua:” uagliu’! ma comme cazz’ è fredde!”, porto quasi per mano Pasquale, ormai in trance, tanto che, a pochi minuti dalla partenza del nostro blocco, non aveva ancora calzato la parte superiore del body e indossato cuffia ed occhialini, dopo un cinque e un “in bocca al lupo”, si parte, il primo è Angelo nel blocco 39-44 anni, sono le ore 9.00, inizia l’impresa! alle 9.10 tocca a me e Pasquale, blocco 45-49 anni, dopo di noi devono partire solo le staffette;  allo start mi sento tranquillo, so cosa fare, le mie uniche preoccupazione, al momento, sono i rifornimenti ed eventuali guai meccanici, del resto mi sono allenato soprattutto per essere attento ai segnali del mio organismo, con il solo scopo di arrivare al traguardo e, di arrivarci, in buone condizioni, compatibili con la fatica che stavo per affrontare … nuoto discretamente, disteso, mantengo una buona traiettoria nel primo rettilineo, non tanto nel secondo e terzo, ma il percorso appare più lungo del solito, il mare è discretamente calmo , in effetti, molti, al traguardo hanno parlato di distanza, per questa frazione, stimata in ben oltre i 2 km, all’uscita dall’acqua, solitamente, sento la fatica, ma, vi posso giurare, che in questa occasione, le due ali di gente festosa e incitanti, ha fatto alleviare tutto, immediatamente, senti l’importanza di quello che stai facendo, senti l’adrenalina che monta e questo mi ha dato estrema tranquillità, alla zona cambio, tolta la muta indosso il mio body e parto , ma dopo qualche centinaio di metri nella transition zone mi rendo conto che la scelta di restare a piedi nudi non è la migliore, visto i km di bici che mi attendevano, e soprattutto la frazione di corsa finale, per cui pensando più a questo, ritorno indietro tra gli interrogativi degli organizzatori, infilati i calzini riparto per iniziare la mia frazione di bici; la pedalata appare, inizialmente, fluida e costante, una piacevole sensazione, molto particolare, direi piuttosto irreale, mi invade quando iniziamo a pedalare sul tratto di autostrada chiusa al traffico per l’occasione (prima volta in assoluto), dopo una decina di km, inizia il primo dei due giri di circa 35 km con dislivello di poco superiore ai 900 mt , tra sali e scendi vari, dopo una trentina di km, mi rifornisco di una borraccia piena, avendo appena consumata quella che mi ero preparata alla partenza, la frazione procede bene, intorno al 45° km, ho la sensazione che la gamba sia meno fluida , iniziano le prime paure concrete, ma fortunatamente all’inizio del secondo giro, appena riaffronto le salite, stranamente, riprendo il mio ritmo, che porto avanti fino agli ultimi dieci km della frazione (il mio conta chilometri segnerà alla fine circa 97 km percorsi), durante i quali mi assalgono dei fastidiosi dolori alla pianta dei piedi, l’arrivo, prossimo, mi rincuora, stringo i denti e termino in discrete condizioni fisiche la frazione di bici, mi avvio ora alla frazione di corsa (ahimè!), la più temuta … sono passate 4h e 23 min e  devo affrontare la frazione più dura per me, soprattutto per le mie attuali potenzialità nella corsa, ma la filosofia è intatta, devo arrivare, rifornirmi bene, conservando al meglio il mio stato fisico, così inizio, e dopo alcune centinaia di metri vengo affiancato da Angelo, al suo primo giro, ci scambiamo le sensazioni abbastanza positive e cosi via, il primo giro è tranquillo, al mio passaggio accanto alla zona cambio ecco, come l’Araba fenice, spuntare un tipo in body arancio che stava appena uscendo, mezzo frastornato, dalla zona cambio, si, amici miei, era l’”Iroman” Pasquale, uomo di ferro nel vero senso della parola, rallento, chiedo anche a lui le sensazioni e soprattutto le condizioni del ginocchio, mi rassicura, anche se lo sguardo non era proprio dei migliori, ma conosco la tempra di Pasquale, non mio preoccupo, gli faccio cenno di seguirmi in modo da stare insieme, ma lui mi dici di andare, al 12° km circa, inizio ad accusare la fatica, la gamba è pesante, mi avvilisco un po’, ma ero cosciente che sarebbe avvenuto, e qui, il primo attore in gioco diviene la mia mente, mi pongo obiettivi continui, continuo a rifornirmi in maniera adeguata e, superato il maggior momento di crisi, riprendo forza, soprattutto quando inforco il bracciale dell’ultima frazione a pochi chilometri dall’arrivo, penso “ è quasi fatta…”, la mente esalta il corpo e nonostante un dolore al ginocchio, riesco a riprendere una falcata dignitosa, penso “al mio angelo senza ali”, alla sua foto che è con me, nello zaino, e allora, via i timori, via le paure, volo, ultime centinaia di metri, il tappeto rosso, sembra di essere su una nuvola, passo sotto il traguardo … sono un finisher …  non so più cosa dirvi, non so trovare le parole. La grande macchina organizzativa presente in tutte le fasi della manifestazione, dal sabato precedente, mi permise di tuffarmi subito sotto la doccia con tanto di bagnoschiuma, shampoo e perfino deodorante offerto, un ulteriore spuntino e bevanda, e via a ritirare la maglietta e il materiale in zona cambio, e qui, mentre sono in fila, sembra di intravedere, tra la folla che cammina a bordo strada, la stessa macchia arancio di prima, acuisco la vista , si cari amici, era Pasquale! che in completa trance agonistica, si avviava verso tutt’altro percorso (!!!), urlo il suo nome e nonostante la stanchezza mi vede e cosi riesco a rimetterlo sulla giusta via per completare l’ultimo giro, lo seguo con lo sguardo mentre volta l’angolo, augurandomi il meglio, intanto sono all’ingresso della zona cambio dove mi viene consegnato uno scontrino completo di tutto, numero del pettorale, tempo totale e parziale ecc. con il quale mi permettono di uscire dalla stessa zona con materiale e bici, salito in bici, per far ritorno all’albergo, cerco di intravedere Pasquale tra gli ultimi che stavano completando la gara, sento lo speaker annunciare dodici minuti alla chiusura della manifestazione , sono le 17.18, ma non riesco a vedere sul viale Pasquale, faccio un veloce calcolo della distanza e mi rendo conto che se non fosse già passato sarebbe stato praticamente impossibile finire in tempo utile, passa un ultimo concorrente a 10 min dalla chiusura, lo incito, faccio ancora qualche centinaio di metri a ritroso, sono preoccupato e speranzoso che Pasquale abbia già finito, ma ecco che all’inizio del viale spunta la sagoma unica e inconfondibile del mitico, gli vado incontro, mancano poco più di 4 minuti e la distanza è ancora tanta, mi affianco e fregandomene del regolamento, inizio ad urlare di tutto , mi accorgo che ha energie ancora sufficienti per l’impresa , continuo ad urlare, e cosi, un’altra ragazza in bici che ci fiancheggia, anche lei lo incita al massimo, manca poco alla chiusura, all’inizio del tappeto rosso, lungo un centinaio di metri, mi fermo e sento lo speaker annunciare:”… bene, sono le 17.30 possiamo dichiarare chiusa la II edizione del Iroman, - Pasquale gira l’ultima curva sul tappeto rosso, ed è a poche decine di metri dal traguardo – Dio mio, penso, non è riuscito per pochi secondi!!! Ecco, invece, che lo speaker con voce esaltata comunica:” … attenzione vedo ancora un concorrente, si,  in effetti mancano ancora 20“!!!  Siiiii, Pasquale, sei un Finisher dell’Iroman 70.3 e con te, si chiude la nostra manifestazione!!!!”… ad accoglier Pasquale all’arrivo oltre la ragazza che lo aveva incitato, una miriade di fotografi che lo festeggiano come avevano festeggiato, qualche ora prima,  un certo Daniel Fontana … questo è l’Iroman “ de noi altri”, questa è poter dire ce l’ho fatta!!!! Dopo l’abbraccio e le mie congratulazione, conoscendo la scarsa dimestichezza di orientamento di Pasquale, lo istrado su tutti i passaggi da seguir da quel momento in poi, tanto per non restare tutta la notte a cercare Pasquale in quel di Pescara, e gli do appuntamento in albergo … pedalo verso l’albergo con una serie di immagini che difficilmente dimenticherò, trovo Angelo che già aveva montato un delle bici a cui racconto l’entusiasmante finale, dopo qualche oretta arriva Pasquale che ancora unto di adrenalina ci racconta come nel l’ultimo tratto avesse  anche sbagliato il percorso, allungandosi di qualche centinaia di metri … so, this is Pasquale, non puoi cambiarlo … ed è lui, a mio modesto avviso, il vero eroe della giornata. Cari amici perdonatemi se ho enfatizzato troppo il tutto, a qualcun altro può risultare meno esaltante, più scontato, ma io vivo di emozioni, di passioni, di sinceri affetti e se questi non ci sono, non riesco ad inventarmeli, a Pescara, li ho vissuti …. 

 Alla prossima, esaltante avventura.

                                                                                             Giuseppe,  uno dei tre moschettieri.