Cronaca di un allenamento in MTB con GENNARO DI MARINO (da evitare a tutti i costi)

 

Cari atleti, colgo l’occasione della nuova rubrica, “Emozioni da Condividere”, brillante idea inaugurata dal nostro poliedrico Dott. Giuseppe Tomasino, per raccontarvi la mia EMOZIONE che di recente ho intensamente sperimentato. Doveva essere una giornata normale, un fattibile allenamento in MTB come se ne fanno tanti e così è stato fino ad un certo punto!Partendo dall’inizio, l’appuntamento con Gennaro è a Torre del Greco presso la mia abitazione, Gennaro parcheggia l’auto, monta la bici e verso le 16:30 circa si parte, destinazione Massa Lubrense; si supera agevolmente Torre del Greco, Torre Annunziata, Castellammare e Vico Equense, tutto procede liscio come da programma, si stava percorrendo una salita dopo Vico Equense che ci avrebbe condotto a Meta quando accade l’imprevisto: sarà stato il caldo o non so che, ecco che Gennaro devia improvvisamente dalla strada statale per lanciarsi sulla sinistra in una stradina secondaria. Alla mia richiesta di spiegazioni egli rispondeva che mi avrebbe portato ad una fontana di sua conoscenza, addirittura una sorgente di acqua minerale, la ben nota acqua del Faito, e che la stradina rappresentava una scorciatoia che ci avrebbe ricondotto sulla strada per Sorrento. Ostentata tanta sicurezza mi sono fidato (ERRORE), la salita diviene km dopo km sempre più dura, si superano frazioni di paesi sconosciuti e della fontanina di acqua minerale neanche l’ombra; dopo circa una decina di km ci si rende conto di essere un po’ fuori mano e, fatta una breve sosta, durante la quale un barista, credendosi esperto di bici, valutava la mia SCOTT circa 10.000 euro, si decide di tornare indietro, purtroppo non come speravo! Giunti ad un bivio, infatti, c’era la possibilità di scendere verso Vico Equense, sarebbe stata la decisione più saggia, o di salire in direzione Faito, ebbene, si opta per il Faito; ancora km di salita fino ad una ulteriore farzione dove Gennaro, chieste informazioni ad una ragazza, quasi con atteggiamento da SUPER EROE che non teme nulla, mancava solo del mantello, decide di deviare diretto per la cima del Faito. Ho tentato in tutti i modi di convincerlo a desistere dall’impresa, sia per l’orario, erano le 19:30 circa, che per la durezza del percorso, non c’è stato nulla da fare, egli non aveva mai visto il Faito e voleva vederlo! Raccomandatomi, quindi, a qualcuno più in alto di noi e del Faito, decido di non lasciare solo il mio campagno e di unire la mia sorte alla sua; in quel momento il mio pensiero è stato il seguente: Faito vuoi? Faito sia! L’hai voluto tu!

 

Iniziava la mia scalata verso la vetta, testa bassa, senza parlare più di tanto per non sprecare energie, seguivo l’Incosciente dinanzi a me che spavaldo pedalava tenendo il manubrio con una mano mentre l’altra era impegnata a scattare foto al sottoscritto e al panorama. Che bel panorama! Guarda dove ti ho portato! Dovresti ringraziarmi di questa esperienza! Ripeteva l’Incosciente, ignaro di quello che stava per accadere:

 

Avrei dovuto colpirlo in un certo modo, ma avevo la bocca troppo secca per farlo, la borraccia era ormai vuota da chilometri!  Ebbene, a 3 km dalla vetta ecco che Gennaro inizia a chiedermi del percorso rimanente da fare per lo scollinamento, sono i primi segni del cedimento che inesorabilmente e progressivamente vengono fuori. Giunti finalmente in cima, al di sopra delle poche nuvole che c’erano, iniziamo la discesa; sono gli ultimi minuti di luce a nostra disposizione, notiamo intanto sorpresi di essere più in alto del Vesuvio di fronte a noi, mai visto da quella prospettiva. Gennaro si lancia giù per la discesa, vuole divertirsi ora, ma su questo versante la strada precipita troppo anche per lui. La discesa è durissima soprattutto per l’oscurità che ormai era giunta, ma anche per la presenza di buche e radici sporgenti sul terreno, per la mancanza di protezioni laterali e tornanti stretti, inoltre, in alcuni tratti la vegetazione è così fitta da formare delle gallerie buie sulla strada. Non un’anima viva a condividere con noi il viaggio, non una macchina, ma tanti, innumerevoli tornanti, 50, 100, 200, chi sa quanti ne abbiamo percorsi e tanti alberi che di tanto in tanto si aprono dandoci un po’ di luce ed offrendo ai nostri occhi incantati fotografie indimenticabile del nostro golfo di Napoli. Ad interrompere la nostra concentrazione un rumore, un verso strano e cupo di un essere non identificato proviene dalla vegetazione, notiamo anche il movimento degli arbusti laterali alla strada, superiamo velocemente il posto e poi Gennaro mi chiede spaventato: che bestie ci sono su questo monte? Non so rispondere e subito il pensiero va alle scomparse verificatesi in zona. Inesorabilmente la notte cala, sono ormai le 21:15 ed io stento a riconoscere la strada e, in alcuni tratti, non riesco neanche a vedere Gennaro dinanzi a me; sono costretto a scendere più volte dalla bici per non rischiare errori fatali, tornante dopo tornante, alternando alla bici il cammino, si cerca di raggiungere questa volta il livello del mare, ancora purtroppo molto lontano. Non nascondo di avere per un attimo pensato all’eventualità di trascorrere la notte nei boschi, dopo aver visto in un tornante la cima del Vesuvio ancora dall’alto in basso; improponibile idea questa per il tremendo freddo, anche se procedere risultava veramente rischioso per la quasi totale assenza di visibilità. Quando la meta sembrava davvero lontana, ecco la sorte venirci incontro: delle voci, dei schiamazzi lontani e delle deboli luci, forse una festa in qualche villa? Ebbene si, rinvigoriti proseguiamo la nostra cauta discesa questa volta con un punto di riferimento; giunti alla villa tutto diviene d’incanto più semplice, la strada illuminata, asfaltata e larga ci conduce velocemente verso Castellammare. Giunti nel centro abitato (ore 10:00) ci fermiamo un attimo per fare una telefonata a casa e rassicurare  mia moglie (Margherita siamo salvi!), poi, coi polsi distrutti per le frenate in discesa ed il sedere dolente (più di 5 ore in sella), procediamo verso Torre del Greco, ancora 20 km circa. Da tempo Gennaro si lamenta per la fame, dice di essere stanco e di aver bisogno di un gelato per carenza di zuccheri, stenta a starmi dietro, BEN TI STA! Ci fermiamo ad un bar, consumiamo un gelato e una coca-cola, Gennaro è più bianco del solito, stremato, ormai, il suo serbatoio di glicogeno è completamente vuoto. Ecco che inizio io a sentirmi SUPERMAN viste le mie riserve non ancora esaurite e cerco di portarmi dietro il mio compagno che stenta a tenere il passo, mancano ancora 10 km all’arrivo. Superata l’ultima salitella, zona Leopardi, si percorre la nazionale di Torre del Greco e finalmente si arriva alle ore 11:05 a destinazione. Cosa assurda, Gennaro sceso dalla bici mi dice: non esco più con te! È meglio che non vi dico cosa ho pensato in quel momento. Gli do una mano a caricare la bici in macchina, dato che non aveva più un briciolo di forza, ci salutiamo e tutti a casa per un meritato riposo. Questo racconto ha lo scopo di mettere in guardia tutti coloro che, non avendo grossa esperienza, possono farsi coinvolgere in avventure particolari e imprevedibili, soprattutto EVITATE GENNARO!

 

Questo è il percorso che pensa di aver fatto Gennaro! Io non credo!

              

Luigi Mastriani