easy triathlon di D. Fontana

Easy  triathlon  (articolo scritto da Daniel Fontana e pubblicato su TRIATHLETE - n° 195 Giugno 2012)Il 22 aprile ho partecipato a una Gran Fondo, una di quelle gare amatoriali di ciclismo di lunga distanza, 125 km di percorso, sempre piena di salite e molto diffuse in Italia, che noi triatleti utilizziamo, come per le competizioni podistiche, quale strumento per allenarci e fare ritmi alti senza impegni di risultato. E come fare il lungo di bici della domenica in un gruppo di 1.000 ciclisti.Così mi sono trovato a partire in griglia, nel mezzo del gruppone (circa 4.000 cidisti!), nel totale anonimato. Si respirava l’adrenalina (e altro), tutti appassionati, pazzi e vogliosi. Allo stesso modo che la pigrizia, questa voglia irrefrenabile di fare sport è contagiosa e mi carica tanto. Pedalando nel gruppone, non ho potuto evitare di arrabbiarmi vedendo che un ciclista, una volta mangiato, invece di mettere le carte delle barrette in tasca, ha gettato tutto per terra. Nel triathlon, soprattutto all’estero, se butti un gel o una borraccia per terra, fuori dalle zone delimitate, sei automaticamente squalificato e fai la stessa fine se ti beccano a fare i tuoi bisogni per strada, mentre i ciclisti del Giro d’Italia, in diretta Tv, buttano nel bosco tutti resti di barrette, borracce e spazzatura varia. Fate voi i conti: 4.000 persone che buttano almeno 3 carte per terra nelle strade di montagna fanno... un porcile! Decisamente il nostro è uno sport più green, l’ambiente è molto più rilassato e amichevole. Anche per questo il ritorno di Lance Armstrong al triathlon non mi sta tanto a pelle, pur essendo un personaggio che porta tantissima visibilità, crescita e sponsor a tutto il movimento, e non solo perché può battermi a Kona il prossimo ottobre, ma anche e soprattutto perché dà l’idea di pensare di far parte ancora del circo del Tour de France, e in generale dei Pro del ciclismo: si presenta al briefing con la guardia del corpo, i suoi assistenti ritirano le sue cose dalla zona cambio quando ancora gli altri stanno gareggiando, non concede foto né autografi, non ha contatti con gli amatori e non parla con gli élite... Nel triathlon, invece, tutti noi facciamo la stessa gara, con le stesse regole, esiste una grande fraternità tra tutti: élite, master, volontari e pubblico, conviviamo nello stesso habitat. Ricordo quando l’anno scorso, durante l’Ironman di Kona, appena entrato di corsa nelle Energy Lab, il tratto più caldo e duro della maratona, mi ha sorpassato un ragazzone enorme. Piano piano vedevo che mi prendeva miglio dopo miglio sulla Queen-K, questa larga e infinita strada in mezzo ai campi di lava, che si fa tanto in bici che di corsa; la temperatura era di 35°C, 90% di umidità, ero bollito, non riuscivo ad abbassare la temperatura corporale... Mi sono messo sotto la sua scia, correvo a 4’ 15”. Guardando le sue gambe mi sono spaventato, sembravano un allevamento di lombrichi: vene che sporgevano e la pelle che sembrava la pellicola da cucina. A un certo punto si gira e mi dice: «Non arrabbiarti, adesso provo a fare alcuni cambi di velocità». Eravamo al 30° km, 7:45’ di gara, io per educazione gli ho detto: «Vai pure, io continuo al mio passo», ma dentro di me gli ho detto un sacco di parolacce. Orgoglioso, ho cercato di seguire il suo passo, ma è stato impossibile: piano piano è andato via. L’esagerazione del cameratismo e del fair play. Abbiamo tanto da imparare dagli altri sport: hanno più cent’ anni di storia, gare, medaglie, atleti e soldi. Ma dobbiamo stare attenti a rimanere sempre noi stessi: triatleti, ecologici. cortesi, ben educati, ottimi atleti e grandi amici. Questo è il nostro DNA ed è quello che ci distingue....cari amici ho voluto riportare questo bellissimo articolo del grande Daniel Fonata, tra l’altro vincitore dell’ultima edizione dell’ Iroman 70.3 tenutosi recentemente a Pescara e nostro rappresentante olimpico a Londra, sottolineando quello che personalmente mi ha più colpito, infatti, nel mio piccolo, ritengo di aver scoperto, con il triathlon, non uno sport ma un modo di vivere lo sport a 360 gradi (“…triatleti, ecologici. cortesi, ben educati, ottimi atleti e grandi amici), cosa ormai dimenticata e/o trascurata dalle altre discipline … a tal proposito, sarei curioso di sentire qualche vostro opinione in merito, magari dopo aver provato a partecipare a qualche corsa podistica in zona o a qualche manifestazione ciclistica, per non parlare di tornei di calcio o calcetto … vi aspetto.                                                                                                                               Giuseppe