Olimpico di Baia Domizia, il ritorno

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… lo sport, una delle grandi emozioni della vita: Giuseppe Tomasino torna alle gare e lo racconta con grande sensibilità...

Cari amici, sento di scrivere queste due righe spinto da due motivi fondamentali, il primo, cercare di descrivere, come al solito, emozioni, come quelle di un rientro dopo un lungo periodo di forzato stop, e il secondo, perché possano servire, ma senza alcuna presunzione, a chi potrebbe essere vittima di quello che tutti gli sportivi non vorrebbero che accadesse mai, l’infortunio … ebbene, 9 mesi fa, Luglio 2013, una brutta caduta in gara mi ha compromesso la spalla, Domenica 4 maggio 2014, mi sono rituffato nella mischia, speranzoso di rientrare a gareggiare.

Triathlon Olimpico, località, Baia Domizia … arrivo sul posto, dopo un viaggio in solitaria, ad un’andatura da riflessione e con tanta buona musica,  in largo anticipo, e già questo, dimostra il mio stato d’animo; resto seduto in auto, osservando il mare, dopo un po’, decido di uscire dall’auto per andare a ritirare l’iscrizione, ma, una strana sensazione, di pesce fuor d’acqua, mi accompagna; durante le poche centinaio di metri, che dividono la segreteria dall’auto, rivolto, continuamente, nella mia mano, il pettorale di gara appena consegnatomi, sembra un oggetto estraneo, come se non mi appartenesse.

Una volta all’auto, con la stessa sensazione, inizio a preparare, lentamente, il materiale, sembra una vita che non faccio quelle cose che tanto ti prendono prima di una gara, boracce, pettorale, abbigliamento, bici … ma, sento che qualcosa ancora non scatta in me e, allora, mi riaggrappo alla musica, cara compagna …  Finalmente spuntano i primi visi amici, ma anche allora, nonostante i sorrisi e le varie battute, sento estraneo quello che stavo per fare.

Solito iter della zona cambio, e continuo a non sentire, dentro, la sensazione giusta, qualcuno mi chiede informazioni, le mie risposte scivolano fuori incolori, tanto che, mi dice:” … ma non mi sembri, a differenza degli altri, preso dalla cosa …”… ha ragione, faccio fatica, è vero, sono li cercando di capire cosa, la mia mente e il mio corpo, mi diranno da li a poco?

Indosso la muta, mi avvicino alla riva, la sabbia del bagno asciuga e la temperatura fredda del mare, che accarezza i miei piedi come a volermi tranquillizzare, iniziano a scuotere la mia attenzione, ci siamo quasi, fra un po’ avrei iniziato, il briefing, la spunta, si parte!

La frazione di nuoto procede con tranquillità, non mi sforzo, cerco la regolarità, nuoto e, intorno a me, le tante bollicine di acqua fanno affiorare le prime emozioni, guardo il fondo del mare e penso, decido di lasciarmi andare, cerco di scivolare nell’acqua come farebbe un pesciolino felice, mi piace, mi rilassa, e così vado avanti fino a concludere la frazione, esco e mi sento come sempre, giustamente affaticato e senza grosse preoccupazioni, qualcosa, dentro, inizia a muoversi …

Ecco la bici, esco dalla zona cambio con tranquillità, inizio a pedalare e le prime sensazioni fisiche non sono proprio le migliori, ma durano poco, cerco, pian piano, il mio ritmo e così, al fondo del mare, si sostituisce il fondo della strada, vedo l’asfalto scorrere sotto i miei occhi, accompagnato dalle stesse belle sensazioni che erano iniziate in acqua, le sento crescere dentro,  l’adrenalina va su, con la consapevolezza che forse sarei arrivato fino in fondo, per lo meno con la bici, continuo a pedalare e pensare, dinanzi ai miei occhi scivolano le scene dei mesi precedenti, la caduta, il dolore, l’intervento, il tutore, i calendari delle gare, e, soprattutto,  la bici appesa al muro del garage, a cui, come si fa per le lunghe soste, avevo sgonfiato le ruote, ora, quella stessa bici, che evitavo anche di guardare, con le ruote ben gonfie, mi stava accompagnando in un crescendo di sensazioni, e, percorrendo, finalmente, l’asfalto di un campo di gara, stava aprendo la porta di una gabbia, ero libero, finalmente, di sentire sulla mia pelle scivolare l’emozione che non so descrivere e che solo pochi possono capire,  e così fino in fondo …

Conclusa la frazione i bici, sento la mente carica, ma non è finita, mi aspetta quella che, ormai da tempo, è la frazione più dura per me , la corsa; lascio la bici, ora solo con me stesso e con la consapevolezza che ci sono,  sono li, ad un passo da una bella conquista, dopo tanta solitudine; l’asfalto è duro da affrontare, ma la mente ora c’è, metro dopo metro, chilometro dopo chilometro, i grigi ricordi dei mesi precedenti, che mi avevano accompagnato durante la frazione di bici si fanno sempre più nitidi, ma, come bolle di sapone, iniziano a rompersi uno dopo l’altro, ci sono, ultimo giro, lo affronto tranquillo e con la stessa energia con cui avevo iniziato, ecco, il traguardo! Bacio delicatamente il bracciale di cuoio con i nomi dei miei familiari, e lo taglio, felice … felice perché sono di nuovo a sfidare me stesso, e a dire grazie allo sport, che mi ha completato come uomo … grazie, Angelo, per il gran bel messaggio che mi hai scritto qualche ora dopo la gara, e grazie a tutti quelli che mi hanno emozionato, incoraggiandomi … in auto, di ritorno a casa, mi accompagnano ancora tante sensazioni, le sento, ma queste sono diverse e, così, la musica, ora è molto più ritmata … alla prossima.     

Giuseppe Tomasino